Carcere di Torino, 35esima aggressione con 36 agenti feriti da inizio 2023

Carcere di Torino, 35esima aggressione con 36 agenti feriti da inizio 2023
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TORINO- OSAPP: "Purtroppo, comincia ad essere una triste “consuetudine” il dover assistere a tali episodi"

Nella prima mattinata di oggi un agente di polizia penitenziaria in servizio al padiglione C del carcere di Torino, è stato colpito con un pugno al volto da un detenuto straniero. Il motivo scatenante della violenza è stato che il detenuto pretendeva una sigaretta che il poliziotto non poteva offrirgli per ovvie ragioni di servizio, oltre che perché non fumatore. Al diniego il detenuto, senza ulteriore motivazione, ha sferrato un pugno di tale violenza che si è reso necessario accompagnare l'operatore presso il pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria di Torino per le cure del caso e da cui è stato dimesso con giorni 5 di prognosi.

"Purtroppo, comincia ad essere una triste “consuetudine” il dover assistere a tali episodi e il doversi chiedere le ragioni per cui il personale di polizia penitenziaria è divenuto oggetto preferenziale delle reazioni violente dei detenuti – è quanto si legge in una nota a firma di Leo Beneduci, Segretario Generale dell’OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria). - La situazione delle carceri italiane comprese quelle del Piemonte e della Valle d’Aosta, di cui Torino è il maggiore esempio negativo, è sempre più drammatica nel silenzio più assordante e della sostanziale inerzia dei vertici Locali, Regionali e Centrali dell'Amministrazione penitenziaria e nella indifferenza della politica che, a parte i facili quanto irrealistici slogan, ha disatteso del tutto le promesse della campagna elettorale riguardo al superamento del marasma penitenziario italiano e per una efficace prevenzione delle violenze in danno dei poliziotti penitenziari per nulla qualificabili nell'ambito del rischio professionale. In conclusione - afferma Beneduci - tenuto conto che nulla di sostanziale può più attendersi dalle autorità politiche e amministrative intente a garantire esclusivamente il proprio ruolo e le proprie posizioni economiche più che i propri risultati, non resta che augurarci che almeno il detenuto responsabile dell'aggressione sia sottoposto, in via disciplinare, alle misure di sorveglianza particolare di cui all'articolo 14 bis dell'ordinamento penitenziario e che lo stesso venga, altresì, trasferito verso più idonea collocazione come previsto dall'ennesima circolare in materia (irrealizzabili ed inutili le precedenti) di recente decantata dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari."

“La situazione nelle carceri del Piemonte, ed in quello di Torino in particolare, è critica” - dichiara Vicente Santilli, segretario regionale del SAPPE - “ci si aspetta forse un gesto ancora più violento ed eclatante affinché qualcuno possa intervenire, dimenticando che chi opera all'interno degli istituti sono uomini e donne dello Stato che rischiano la vita ogni giorno per garantire la sicurezza in un carcere?”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime solidarietà al poliziotto contuso a Torino ed è impietoso nella sua denuncia: “Siamo preoccupati dall’alto numero di eventi critici che si registrano ogni giorno nelle carceri: e siamo sconcertati dall’assenza di efficaci provvedimenti contro coloro che si rendono responsabili di queste inaccettabili violenze, anche perché questo determina quasi un effetto emulazione per gli altri ristretti violenti. Aggressioni, colluttazioni, ferimenti contro il personale, così come le risse ed i tentati suicidi, sono purtroppo all’ordine del giorno. È per noi importante e urgente prevedere un nuovo modello custodiale ed è necessario intervenire con urgenza”. Per Capece non c’è più tempo da perdere: “servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere: certo non indulti o amnistie”.

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