Eternit bis: la difesa chiede l’assoluzione

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VERCELLI - Più che una discussione in aula, quella di Astolfo Di Amato è stata una vera e propria arringa, per fermare il punto sull’innocenza di Stephan Schmidheiny, sulla cui sorte incombe lo spettro del rinvio a giudizio per la morte di 392 casalesi, piegati dal mesotelioma.

Il servizio andato in onda nel nostro TG

Nel corso dell’udienza preliminare dell’Eternit bis che si sta svolgendo a Vercelli, Di Amato è ancora una volta ricorso al principio del ne bis in idem, evocato già a Torino nel corso del primo maxi processo, appellandosi alla Corte, per ravvisare che è inammissibile processare due volte una persona per lo stesso reato, anzi, che è un’inammissibile tortura.

Il difensore del patron svizzero, l’unico rimasto ancora in vita nella proprietà dell’ex Eternit, ha poi tentato di smontare la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Gianfranco Colace e Francesco Alvino sul rinvio a giudizio per omicidio doloso nei confronti del suo assistito.

In prima istanza, nel capo d’imputazione, ci sarebbe un vizio di forma, in quanto nella versione italiana del documento ci sarebbero vocaboli che invece non compaiono in quella tedesca, lingua madre dell’imputato. Da qui la richiesta di rifare la traduzione in modo corretto e ripartire da zero.

Ma Alleva ha poi sollevato anche un’altra questione, ossia la richiesta di fornire alla difesa i campioni istologici delle vittime, già in possesso dai consulenti della procura.

Schimdheiny deve essere prosciolto perché il fatto non sussiste, ha detto il legale, soprattutto perché non esiste una precisa connessione tra la prima inalazione della polvere d’amianto e lo sviluppo del mesotelioma che ha provocato la morte dei 392 casalesi. Ovvero, non è possibile valutare con certezza che la fibra sia stata respirata quando Schimdheiny era a capo dell’Eternit, considerando che la latenza dell’infiammazione dei tessuti che poi sfocia nel mesotelioma, dura decenni.

Un fatto questo che rende impossibile ricostruire la causalità individuale.

Tutti elementi che hanno portato alla richiesta dell’istanza assolutoria, o in subordine, della riqualificazione del reato da omicidio doloso in colposo.

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