L'Italia dei furbetti anti regole

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Secondo un’indagine di Altroconsumo, l’84% degli italiani segue le indicazioni del decreto che impone misure restrittive per tutti. Ma a pesare è quel 16 per cento che manca all’appello e che si sente superiore e refrattario a regole e leggi. Ma perché il nostro è il paese dei furbetti?

Alla fine di questa sorta di arresti domiciliari con libertà vigilata, le forze dell’ordine potrebbero scrivere dei libri sulla fantasia di noi italiani nel cercare di eludere e raggirare le regole. Perché non basta il senno dettato da una pandemia senza precedenti nella storia, a scardinare la refrattarietà alle leggi insita in certa gente e nella fattispecie, in quel 16 per cento che ancora manca all’appello e che non si tira indietro nell’accampare le scuse più improbabili quando un carabiniere, un vigile o un poliziotto lo ferma per strada.

I rapporti delle forze dell’ordine stilati in questi ultimi 10 giorni fanno anche sorridere, se non fosse che i furbetti anti regole stanno rischiando di vanificare i sacrifici di quell’84% che invece ha accantonato la propria libertà nel nome del buonsenso.

E allora capita che ci sia il prete che chiude il portone della chiesa, ma che si blinda in una stanza della canonica per pregare con le comari attaccate le une alle altre, chi racconta che sta andando al cimitero a trovare una moglie che in realtà è viva e vegeta, chi dice che sta portando il proprio cane a fare i bisogni, ma a 50 chilometri di distanza da dove abita, o ancora chi esce al mattino per comprare una banana e si presenta poi al pomeriggio davanti alla stessa cassiera con un panino in mano.

Il New York Times e il Guardian, solo dieci giorni fa ci hanno appellati come un popolo che prende le leggi a mo’ di ostacolo da aggirare, rimarcando quella convinzione comune insita in noi italiani, ovvero che se il dominatore mi impone questa regola è perché vuole fregarmi, sfruttarmi o approfittare della mia debolezza: quindi, mi ci impegno e lo frego io, per proteggere almeno me, la mia famiglia e i miei guadagni”. Insomma, fatta la legge, fatto l’inganno.

Se il Governo mi dice che da domani non posso più uscire di casa, allora faccio le valigie e scappo questa sera, se l’Italia diventa zona rossa, devo pensare a come raggirare le regole, senza chiedermi il motivo per cui è scattata l’emergenza. Mors tua, vita mea.
Forse servirebbe un lavoro culturale approfondito per smuovere le coscienze di quella fascia di intolleranti che ancora considerano l’onestà una debolezza.

Ma in questa emergenza cosa si può fare? Puntare sul numero dei morti di Covid, sull’entità delle pene previste per i trasgressori, puntare sulla paura. Forse questo potrebbe sconfiggere l’italica furbizia di sentirsi sempre al di sopra di ogni cosa

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